19.03.2019 Comunicato stampa

GOVERNO, CONFINDUSTRIA ASSOCONSULT: 40% LAVORATORI DIPENDENTI TEME INNOVAZIONE, C’È RISCHIO RALLENTAMENTO SISTEMA PAESE

Morelli: “Necessario Piano di Sviluppo citato da Presidente Boccia. In Italia la fiducia dei CEO delle aziende più importanti è scesa del 20% nell’ultimo anno”.
“Il 40% dei lavoratori dipendenti ha paura di perdere il lavoro per colpa dell’innovazione in generale e dell’intelligenza artificiale nello specifico. Sono dati emersi da una ricerca fatta da Mercer e parlano di un rischio-automazione legato all’invecchiamento della popolazione attiva nel nostro paese, impiegata soprattutto in ruoli di routine, con conseguenze economiche e sociali preoccupanti per i lavoratori poco qualificati; stiamo parlando nello specifico di dipendenti di età compresa tra 50 e 64 anni, che in Italia stanno diventando una parte sempre più consistente della forza lavoro”. Queste le parole di Marco Valerio Morelli, Presidente di Confindustria Assoconsult, l’associazione della società di Management Consulting. “Dalla ricerca emerge come l’Italia sia il paese più esposto in Europa al ‘rischio-sostituzione’, con un 58% di lavoratori anziani che svolgono lavori facilmente automatizzabili. Il cambiamento è già in atto, imposto dal digitale, e porterà progressivamente a integrare sempre di più il lavoro con la nostra dimensione personale e quotidiana e a interpretarlo come un’opportunità continua di sviluppo personale. Se a questo sommiamo il fatto di essere, dopo il Giappone, il paese più vecchio al mondo, ecco che la conseguenza è una diffusa paura e un diffuso scetticismo verso il cambiamento che colpisce ben due lavoratori su cinque. Per questo le parole pronunciate oggi dal Presidente Boccia suonano come uno stimolo importante. È il momento che il contratto di governo si trasformi in vero e proprio piano per lo sviluppo del Paese, dove ognuno si impegni a fare la sua parte. Come Assoconsult, in rappresentanza di tutto il settore di Management Consulting, auspichiamo quindi un ricorso più strutturato al reskilling, ossia la capacità di trasformare le competenze dei lavoratori, indipendentemente dalla loro esperienza ed età, permettendo così loro di orientarsi all’interno della trasformazione digitale e del suo impatto su aziende ed economie. Da qui al 2030, infatti – ha continuato Morelli – il WEF ha stimato che a fronte di 80 milioni di posti di lavoro che stimiamo possano andare “perduti”, ci saranno altri 115 milioni di posti di lavoro che si creeranno, per un saldo positivo di più di 30 milioni di posizioni lavorative. Un’altra recente ricerca di PwC ha raccontato come i CEO più importanti nel mondo siano sei volte più pessimisti oggi di 12 mesi fa, con l’aggravante per l’Italia di vedere il dato sulla fiducia dei propri amministratori delegati che ha perso il 20% in un anno. Le opportunità e le sfide principali che le aziende affrontano oggi devono per questo essere punti salienti anche di un programma politico economico di visione comune, che veda tutti impegnati a salvaguardare i talenti del nostro paese. Dico questo – ha concluso Morelli – perché se così non faremo, i talenti professionali, e il nostro paese ne è pieno, si riterranno sempre più autorizzati a muoversi verso quelle realtà che daranno loro il modo di crescere come persone e sentirsi realizzati nella loro professionalità individuale. E se in Italia la cura e l’aggiornamento dei dipendenti rappresenterà un ostacolo significativo all'affermazione dei cambiamenti in seno alle aziende, perderemo la sfida più importante. Se la certezza del posto di lavoro rappresenta ancora oggi per molti italiani l’elemento fondamentale per valutare la validità di un’opportunità professionale, il rischio che corriamo a livello di sistema Paese, a mio parere, è quello di non riuscire ad adottare una mentalità “future-fit”, ponendosi invece pericolosamente a difesa di posizioni che presto risulteranno del tutto superate dalle trasformazioni sociali che il digitale sta già ora determinando. In questo senso anche tutta la recente campagna mediatica che ha visto protagonisti i centri per l’impiego e i cosiddetti Navigator sembra non aver tenuto conto quasi per nulla del grande cambiamento che stiamo vivendo.
 


Rassegna dedicata:

Italia Oggi - 20 marzo 2019 clicca qui
E' possibile inoltre consultare l'articolo, scaricando il pdf come allegato.